L'isola

Zack guardava l’acqua. Le onde bagnavano la spiaggia e lasciavano una bava di schiuma, poi arrivava l’onda successiva. Era seduto a terra coi piedi a contatto col mare. Contava i secondi, i minuti, si segnava le ore. Si trova su quell’isola da poco dopo mezzogiorno e il sole caldo lo stava stordendo.

Quanto ancora? si chiedeva.

Teneva lo sguardo basso, come se servisse a cancellare quello che c’era sulla terra ferma. E il tempo passava, il sole scendeva verso Ovest.

Loro erano là, in piedi, a pochi centimetri dall’acqua. Più di una ventina di persone. Immobili, non respiravano. Non lo facevano più ormai. La cosa che li infestava per qualche motivo odiava l’acqua, nonla sfioravano nemmeno. Finchè lui era circondato dal mare era al sicuro.

Se solo se ne fossero andati in cerca di qualcun altro... avrebbe potuto fuggire... ma loro aspettavano sulla terraferma, in silenzio, forse sapevano quello che sarebbe successo, la loro parte umana ricordava, o forse aspettare il loro pasto era l’unica cosa che sapessero fare.

Non poteva scappare, non sapeva dove andare.

Il tempo passava, il pomeriggio si inoltrava, erano quasi le sei. Lui non si era mosso, e i suoi piedi ormai erano già distanti dall'acqua. La marea si stava ritirando, i cartelli che segnavano la strada tra poco sarebbero stati completamente asciutti. Ben presto la sua isola sarebbe diventata una penisola, e avrebbe ospitato un banchetto.




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