Tentazioni di Natale




Le canzoni Natalizie suonavano tra le corsie del supermercato, venivano fuori da qualche punto del soffitto non definito. Veronica non ne poteva già più, perché le si infiltravano nella testa peggio di un tormentone estivo. Se ne stavano lì, nascoste da qualche parte non sapeva nemmeno lei dove, aspettando il momento giusto in cui lei fosse distratta, per spuntare fuori col loro motivetto. Jingle Bells, jingle bells, Jingle all the way!

«Basta.» si disse scuotendo la testa, aveva una lunga mesh verde nei suoi capelli biondi. La vocina tornò a nascondersi, in silenzio, ma era come cercare di raggiungere un topolino che si nasconde sotto i mobili, prima o poi sarebbe tornata fuori.

Si guardò intorno accorgendosi di aver gridato, ma non c’era nessun’altro. Poco male. Mancava una settimana a Natale, e le corsie del Supermercato si erano fatte più allegre e gioiose con le loro decorazioni, o almeno questo dovevano dare a vedere. C’erano molti Alberi di Natale di diverse forme, altezze e anche colori. Uno bianco, aveva della specie di finta neve sopra. Si tirò su la borsa che iniziava a scivolare giù dalla spalla, e si fermò un attimo a guardare l'albero. Erano appese delle palline di vetro e la stella in punta era anch’essa trasparente. Diede un’occhiata al prezzo. «Ma siamo pazzi.» e si allontanò indignata. «E poi che mi serve l'albero, ce l’ho già.» Passò in un’altra lunga corsia, piena di addobbi, pupazzetti e nastri. Un pezzo di legno bello grande recava la scritta “Happiness”. «Concentrati Veronica, cosa stai cercando...» nella sua mente ebbe un attimo di vuoto, sinceramente non ricordava perché si trovava lì. Poi le sembrò di scorgere la risposta, poco visibile, come nascosta da un velo opaco, ma quando stava per scoprirla una voce la interruppe.

«Serve qualcosa?»

Veronica si girò a guardare chi aveva parlato, e il motivo della sua vista sfumò via, forse andando a nascondersi nello stesso posto della canzoncina di Natale. C’era un uomo vestito di rosso dalle spalle larghe, con una barba grigia. La prima cosa che le venne in mente fu Babbo Natale. «No grazie.» disse in automatico. L’uomo rimase fermo lì con una faccia felice. La barba era molto curata, quasi rettangolare, e il sorriso sembrava spuntare da un cespuglio. «Scommetto che non si ricorda nemmeno perché è venuta qui.»

Veronica rimase perplessa e un po’ spiazzata dalla domanda, le venne da ridere, e il continuo sorriso dell’uomo era contagioso. «Sì è vero.» Notò solo adesso che l’uomo aveva una sciarpa avvolta al collo, ma era dorata, e somigliava tanto a quelle ghirlande a serpentoni che si mettono attorno agli alberi. «Bella sciarpa.» disse lei, non lo pensava veramente, ma era il suo modo di dire sciarpa originale. Guardò una mensola su cui vendevano alcune di quelle ghirlande per confrontarle.

«Grazie.» rispose l’uomo, fece un passo in avanti e il suo vestito tintinnò, aveva una serie di campanellini legati alla cintura, e altri penzolavano da vari punti del suo vestito. Erano di diverse forme, alcuni somigliavano a gocce di pioggia cristallizzate, altri erano piccoli alberelli, alcuni invece tondi e dorati. Veronica si rese conto di avere davanti una persona veramente stravagante, e le venne un dubbio. «Mi scusi, ma lei lavora qui?»

«Non serve che mi dai del lei, mi fai sentire più vecchio di quanto già sono. Comunque no, mi hai scoperto lo ammetto.»

«Le piace il Natale, vedo.»

«Mi piacciono le tentazioni.»

Veronica si portò le dita alla bocca. «Un modo originale di vedere la cosa.» Disse originale per non dire strano.

«Stavo pensando di comprare una di queste piccole renne.» togliendone una da una mensola il suo vestito tornò a farsi notare, e soprattutto sentire. Le fece vedere la piccola renna di pezza che aveva preso, aveva un grazioso nasino rosso.

«Carina.» annuì Veronica.

«Pensavo di appenderla all’albero, o alla mia giacca, vicino alla cintura.Vede?» Spostò un po’ la giacca rossa e fece vedere una decina di pupazzetti: un pupazzo di neve, un babbo natale più simile ad un idraulico panzuto, e altri personaggi più o meno comuni.

«Effettivamente le manca solo la renna.»

«Non ho ancora trovato quella giusta… Tenga qua.»

Veronica si trovò la renna in mano, era soffice. Sul suo Albero ci sarebbe stata bene. «Quanto costa?»

«È gratis.»

«Gratis?» come se le avessero detto che se lo desiderava poteva teletrasportarsi, «Ma non prendermi in giro.»

«Sul serio.»

«Ma è impossibile.» e avvicinandosi lesse sull’adesivo del prezzo quella parola che aveva tanto sentito ma mai trovato scritta vicino ad un prodotto. Tenne la renna in mano un altro po’, cercò di capire di cosa era fatta. «Costruita in Cina sicuramente.» controllò dietro il buffo cappellino e poi andò a vedere le cuciture nel dettaglio, perché doveva essere sicuramente rotta. Poi tornò a guardare il prezzo. «Ma non è possibile... Magari c’è scritto gratis se spendi altri cinquanta euro.»

«No no.»

«Hai controllato?»

«Sì.»

Controllò lei stessa. «Cavolo, ho trovato cosa regalare ai parenti a Natale.»

«È quello che stava cercando?»

Un minestrone di pensieri si mescolò tutto insieme. «Non lo so, forse sì.»

«Ci sono anche queste volendo.» l’uomo mostrò altre due renne, una grigia e piccola, e una più cicciottella.

«Queste non sono gratis però?»

«Certo che lo sono.»

Veronica lesse incredula la scritta.

«Quale mi consigli?» sorrise l’uomo. «La cicciottella è molto carina, ma non so se sta bene con i pupazzi che ho già.»

«Le prenda tutte, sono gratis! Io ne prendo una decina buona.» e ne afferrò qualcuna, lasciando indietro solo una per tipo.

«È che sono molto selettivo… sai cosa, prendile pure tutte tu.»

«No, me le hai mostrate tu, in questo punto nascosto del supermercato non le avrei mai trovate, scegliti la tua.»

L’uomo alzò le mani. «Sono apposto così, sincero.»

Veronica alzò il mento e prese anche le ultime tre. «Se non le vuoi. Grazie mille ancora, e buona giornata.» salutò lei e spostò la punta dei piedi nella direzione in cui voleva andare.

«La vuole vedere una cosa?»

«Sono un po’ di fretta.»

«Solo un minuto, seguimi.» l’uomo sorrise e iniziò a camminare lungo la corsia dei pupazzi. Veronica rimase ferma qualche secondo, non essendo ancora riuscita a ricordare cosa dovesse comprare, o se l'avesse già comprato. Coi suoi pupazzi sotto braccio seguì l’uomo una corsia dietro l’altra, sembrava un labirinto di festoni e decorazioni. «Ma come fa la gente a trovare la roba quaggiù? Secondo me mettono nascoste qui queste offerte così nessuno le compra. Guarda, non c'è praticamente nessuno.» la corsia finì, e diede uno sguardo furtivo all’ingresso delle altre, «Anzi, proprio nessuno, è deserto.» entrarono nella corsia successiva. Il numero di suoni che faceva l’uomo camminando era quasi imbarazzante, e lei di solito si lamentava del carrello della spesa quando cigolava. «Ha ragione.» rispose lui. Il rumore delle canzoni di Natale riprodotte dal Supermercato sembrava più forte, e quasi sovrastò la sua voce.

«Quanto manca? Non lo ricordavo così grande questo posto. Forse dovrei tornare indietro...»

«In un certo senso siamo arrivati.» l’uomo si fermò, «Guardi qui, ci sono altre cose gratis.» Veronica si fermò davanti ad una mesola, e sbarrò gli occhi. Qui c’erano addirittura coperte, tovaglie e piatti gratuiti.

«Ma ma… Hanno sbagliato, un errore o qualcosa…»

L’uomo scosse la testa.

«Mi servirà un carrello...»

«Tenga pure il mio.» e le allungò un carrello della spesa. Veronica ignorò il pensiero che fino a poco fa l’uomo non aveva un carrello ed iniziò a caricarlo di cose. Tutti gli oggetti più luminosi, splendenti e meravigliosi. «Quante cose...»

«E se vuole anche di qua.» Dietro l’uomo c’era un immenso scaffale di oggetti luccicanti, la scritta gratis non aveva nemmeno bisogno di essere vista. Veronica iniziò ad afferrare tutto quello che voleva, prendeva come un ingorda ad un bacchetto e si ingozzava di oggetti. Più il carrello si riempiva, tra una meraviglia e l’altra più lei era estasiata. Il carrello sgorgava adesso, e gli oggetti ricadevano a terra. Serviva un carrello più grande, doveva approfittare dell’occasione e prendere più roba, quando gliene sarebbe capitata una simile? L’uomo annuì come se le avesse letto nel pensiero e il carrello si fece più grande, Veronica ci continuò a caricare oggetti, e più ne caricava più il carrello sembrava ingrandirsi, ora era quasi alto quanto lei. Raccoglieva nastrini, tazze e pupazzi e li lanciava dentro. Lei caricava e il carrello aumentava, caricava e il carrello si ingrandiva. Ora arrivava a metà della sua grandezza. Gli scaffali carichi di regali comparivano uno dietro l’altro come se un secondo prima non ci fossero, ma nel carrello ci stava tutto, perché diventava sempre più grande, sempre di più. Anche gli scaffali sembravano più grandi, ma gli oggetti no, quelli rimanevano della giusta dimensione per essere sollevati e lanciati nel carrello, doveva portare tutto quello che poteva, anche se ora lei aveva le stesse dimensioni delle ruote, e quando anche l’ultimo oggetto fu caricato, cadde sfinita a terra, prosciugata di tutte le forze.



La cassiera diede lo scontrino al cliente, «Arrivederci e Buone Feste», e prima ancora di guardare in faccia il successivo disse «Buonasera.» Rimase un po’ spiazzata nel vedere lo strano uomo che aveva davanti, portava un vestito rosso che tintinnava ad ogni suo movimento. «Questo.» disse porgendo un oggetto «Ho trovato quello che cercavo.». La cassiera lo passò, e si fece dare i soldi dovuti. Quando l’uomo si allontanò lo seguì incuriosita con lo sguardo, solo per vedere che appendeva il pupazzo di pezza che aveva appena comprato alla sua cintura. Era un pupazzo strano, rappresentava una donna dai capelli biondi con una lunga mesh verde. Il cliente successivo aveva fretta, quindi lei si girò, e tornò a fare il suo lavoro. Ma la cosa più strana di tutte che si portò appresso tutto il giorno, era un pensiero, che nascosto in quel leggiadro tintinnio di campanelli che l’uomo si portava addosso, per un attimo avrebbe giurato di averci sentito una serie di piccoli lamenti, come di tante voci diverse.

©2018 by Sonny Zanon